giovedì 27 giugno 2013

il cacca F35

Va da se che I.E.E.E. esprime parere contrario all'acquisto dei caccia F35 da parte dello stato italiano,

TUTTAVIA

l'attuale dibattito, incentrato sui costi e sui problemi tecnici di questi conglomerati di merda volante è demenziale, e lo diciamo proprio noi che per primi invochiamo per ogni dove la più granitica affidabilità ed efficienza, nonchè numeri vincoli tempi e specifiche.

Il motivo per cui questo disgraziato shopping non s'ha da fare è questo:



I.E.E.E. rifiuta questa progressiva riduzione di tutte le voci "contro" a gruppi di beghine perpetuamente indignate per basse ragioni economiche o per fascinazione da complottismo. Gli F35 non li vorremmo neanche se funzionassero bene e costassero poco, perchè sono delle stramaledette armi di distruzione di massa e non devono nemmeno essere prodotti in quanto dannosi per l'umanità intera, a meno che non crediate di trovarvi in guerra contro Skeletor che vuole incenerire il pianeta, nel qual caso siete pazzi.

mmmmh.... fagioli (cit.)
I.E.E.E. sente già levarsi voci di scherno "eh ssssè! Utopisti! Sognatori! Anarco-Insurrezionalisti ideologici fricchettoni fuori dal mondo!!!" e se ne batte il cazzo.

Considerare "pragmatismo" l'accettazione passiva di uno status quo basato sulla violenza militare, che a braccetto con quella finanziaria ci impone quali sono i termini accettabili entro cui dobbiamo pensare un problema, fino a ridurre tutto a un balletto di bilanci e note spese cioè alla loro visione del mondo stupida, primitiva e barbara, ecco: questa è cieca ideologia, portata avanti da anni con fervore religioso e ormai radicata nella popolazione al punto che non si può parlare di altro che non sia cosa conviene e cosa no al portafoglio.

Pragmatismo è considerare deleterio il possesso e la stessa esistenza dei caccia F-35, perchè nel momento in cui partono le bombe non serve a una mazza giocare a fare la Gabanelli, con massimo rispetto parlando.
Buttateli nel cesso, pezzo dopo pezzo.

I.E.E.E.. Meglio che caschino.

giovedì 6 giugno 2013

seghe

Come e` ovvio che sia, nei lunghi pomeriggi passati tra una convoluzione circolare e una bestemmia per aver preso la 220V, I.E.E.E. sostiene la proprieta` collettiva dei mezzi di produzione.
Ora, questa come altre formule si liquefa ben presto in una fanghiglia di significati lascivamente genuflessi e alla merce` dell'abiezione del "marketing", se non corredata da definizioni rigorose quanto possono esserlo dei funzionari del Politburo usciti pazzi.

Il subdolo alfiere del capitalismo potrebbe infatti affermare di avere effettivamente collettivizzato i mezzi di produzione, se osserviamo quanto segue:

  1. I principali mezzi di produzione siete voi
  2. Pensate alla quantita` di persone che determinano arbitrariamente quasi ogni minuto della vostra vita da svegli, giorno per giorno, dalle figure di spicco del Fondo Monetario Internazionale a scendere per finire con tutti i vostri superiori (bella parola) sul posto di lavoro e clienti.
Parliamo di una quantita` insana di persone, alcune delle quali traggono vantaggio da cio`, altre (la maggioranza di esse) nemmeno quello, semplicemente stanno a loro volta svolgendo il ruolo che gli e` stato imposto di mezzi di produzione. In altre parole, martelli, badili, seghe.



Tecnicamente anche questa e` una collettivizzazione dei mezzi di produzione. Anche se non in questi esatti termini, troppo veterocomunisti per essere utilizzati da di chi quotidianamente somministra alle masse popolari la piu` cieca ideologia di mercato sotto forma di intrattenimento ed informazione, l'idea che il capitalismo renda la gente libera e funzionale a qualcosa di positivo e` ad oggi la piu` largamente diffusa a livello mondiale.
Ed ahime` di questo si tratta: le persone sono mezzi di produzione e sono invitate di fatto obbligate a partecipare al perpetuo intreccio di servitu` e compravendite che chiamiamo libero mercato, il quale svolge il ruolo di giudice unico ed inappellabile del vostro paese, della vostra citta`, delle vostre abitudini, dei vostri desideri e della vostra socialita` (potete giusto sfogarvi con la riproduzione, con tante piccole bocche da sfamare si e` piu` inclini ad obbedire a chi ha le chiavi della cassaforte). Persino il mero consumo e` funzionale a tutto cio`. Tolto il dovere verso quella misteriosa entita` collettiva chiamata mercato, rimangono le briciole.

Tornando dalle seghe mentali a quelle in metallo, eccoci dunque a prendere in prestito un prezioso teorema dagli amici biologi, che avvezzi a mestare nel paciugo ci aiutano a distinguere gli obiettivi del nostro furore collettivizzatore da nostra zia Abelarda:

Se appartiene a una specie che effettivamente e` la mia, non e` un mezzo di produzione.

Le persone ci piacciono private, le cose pubbliche.

I.E.E.E. Non diventare una sega.



martedì 16 aprile 2013

lo scoglione industriale

In questi anni complessi, in cui l'alta tecnologia si e` fatta strada nella vita quotidiana, e` facile cadere negli inganni e nei sotterfugi del marketing. Esso impiega risorse incalcolabili per tracciare, giorno dopo giorno, l'affresco di un'elite adamantina di corporation dai poteri soprannaturali che guidate da una fiera rivalita` plasmano la materia e l'energia per regalare al consumatore intensi fremiti di sorpresa di fronte a scatolette di plastica dall'aria esoterica che egli segretamente brama infilarsi nel retto. 
Si tratti di cellulari, di TV, di ridicole cuffiette da business-traveler, si tratti di Google, Apple, Sony o financo di prodotti di nicchia riservati a professionisti, la mitologia di questi leggendari laboratori utopici e scintillanti, dove con precisione chirurgica un manipolo di tecnici-guru dal perfezionismo quasi odioso ricerca il Meglio per voi con le tecniche piu` raffinate ed esclusive (una parola che dice tutto), viene propagata incessantemente in ogni direzione fino ad invadere la nostra cultura anno dopo anno. E questo ci fa cagare.

Intendiamoci, I.E.E.E. per ovvie ragioni adora la tecnologia. Ma quella vera: bisunta d'olio minerale, strinata dagli archi elettrici, abbruttita dal tremendo impatto tra uomo e natura, quel granitico agglomerato di parti elettromeccaniche cauterizzate col sudore che da millenni ci mantiene al di sopra della catena alimentare e ci permette di fare file sharing in santa pace.

Ma cosa si nasconde dunque dietro le sfavillanti brochure di criptici talismani con touchscreen che spacciano marchi registrati e slogan di fantasia a mo' di nuovi misteri orfici o portali per la felicita` eterna? Niente paura, I.E.E.E. vi spiega dunque come funziona un settore della tecnologia. Qualunque.

Dunque, prendete un iceberg, potente icona di quanto rimane nascosto alla vista:


Fatto? Benissimo, ora capovolgetelo:


"Ma cosi` non sta in piedi, cade!" voi direte. E invece sta durando, pure troppo:

- sotto, nascosti alla vista, giacciono i concetti chiave di una tecnologia, il sapere scientifico, le buone pratiche empiriche tramandate nei secoli, le variabili e i compromessi su cui lavorare, gli approcci migliori fin qui trovati alla risoluzione dei problemi. Sono cose pesanti: formule, libri, incalcolabili ore di fatica da parte di scienziati e ingegneri stanchi morti. Chiameremo questo insieme {U}, perche` si`.

- sopra, ben visibile da ogni dove, sta la fuffa, impegnata ad occupare volume in maniera smodata e divergente, una vera cornucopia di stronzate volte ad occupare l'intero vostro campo visivo per illudervi di essere in buone mani. Pubblicita`, slogan, marchi, puttanate di ogni tipo che vivono solo per far parlare di se e lasciare che la storiella del giorno si faccia strada nell'immaginario collettivo sotto forma di acquisti insensati.

E com'e` che sta in piedi la faccenda? Cosi`:


In altre parole vi vendono minchiate, per le quali pagate le persone sbagliate. Non credete a niente, non date retta a nessuna pubblicita`, diffidate di ogni notizia al riguardo, leggete manuali e datasheet e questionate pure quelli. Sporcatevi invece le mani, annullate le garanzie, aprite, testate, riutilizzate, riadattate, riparate. La tecnologia che funziona sa di dolore, in caso contrario c'e` qualcosa che non va, ci sono iceberg a rovescio.

I.E.E.E. Non compro niente.

venerdì 8 marzo 2013

Fight the coolness

"La colpa non è TUA, è di $minoranza_o_gruppo_di_persone_diverso_da_te!"
"Al loro posto TU avresti fatto di meglio, di MOLTO meglio!"
"Sei migliore di loro, degli altri! TU non sei come loro"

Ecco i messaggi politici di successo degli ultimi trent'anni, ridotti all'osso, portati alla loro matematica essenza.
Cosa ci si vede?

Puro e semplice NARCISISMO.

La comunicazione politica ridotta a mero marketing, tutta tesa a solleticare l'ego del consumatore-elettore, portatrice di un messaggio comodo, rassicurante e consolatorio in cui il destinatario è scevro da qualsiasi responsabilità e investito di possibilità e potenzialità pressochè illimitate.

La stoltezza di questa posizione è palese.
La realtà non è mai ideale, ma scabra e sporca d'olio.
Non siamo tutti intelligenti.
Non siamo tutti infallibili.
E ciò che è accaduto in nostra presenza, è sempre, in minor o maggior parte, anche responsabilità nostra.

Manca l'umiltà di accettare le proprie colpe e mancanze. E, di riflesso, scompare il senso critico.
Tutto questo ha un solo sbocco: autoritarismo.

Fino a qualche tempo fa, gli ultimi erano consci della loro posizione svantaggiata. Partendo dall'accettazione di ciò, nel tempo si è agito sulle proprie mancanze, con relativo miglioramento delle proprie condizioni.

Oggi gli ultimi, i poveri, i deboli, non si percepiscono come tali.
Hanno l'iPhone.
E chiunque può fare il parlamentare

Il problema principale sta qui: un'immagine del proprio io deformata e ingigantita.
Il problema è, in una parola, il concetto di COOLNESS.

Per recuperare quindi una dimensione sociale più equilibrata, lancia quindi la campagna

FIGHT THE COOLNESS

Siete sul tram e avete di fianco un hipster chino sul suo smartphone, estraniato dal mondo con le sue beats nuove fiammanti?
Sottolineate la sua inefficienza in pubblico spettinandolo con una marcia ieratica dei Laibach sparata a 130dB da un ghetto blaster anni '80.

Un X6 color perla fa bella mostra di sè al semaforo? Montateci in cima con la vostra Lada Niva, ridefinendo il concetto di SUV.

Il vostro amico vi spiega che visto che ha imparato a palleggiare vorrebbe occuparsi di NBA? Fate esplodere il suo bellissimo Spalding di cuoio con una mano sola grazie al duro esercizio fisico agreste fatto coi vostri amici mugik.

Sottolineate le lacune di affidabilità, efficienza e performanza di ciò che viene considerato cool.
Il tempo ci darà ragione.
Così, diventeremo il 100%. O anche no, speriamo.

I.E.E.E.: brutti fuori.

giovedì 7 marzo 2013

il Megafono

Il Megafono e` un dispositivo meccanico od elettromeccanico utile ad amplificare la voce umana, spargendo nell'aere slogan politici, cori da stadio o futili tormentoni estivi. Esso consiste essenzialmente in un diffusore a tromba, abbinato o meno ad uno stadio di amplificazione elettroacustico:

Futili tormentoni estivi

Lo schema di funzionamento e` pressapoco il seguente: l'operatore prende la parola (possibilmente in russo, dialetto o qualche lingua slava), il megafono amplifica, il volgo di conseguenza ascolta e giudica.

Diagramma a blocchi ad alto livello di un Megafono
Dal modello base del Megafono e` possibile derivare alcune varianti, come ad es. il Negafono (dispositivo che restituisce il suono originale amplificato e con fase invertita di 180°, che mescolato col suono diretto della voce produce un poccio privo di senso che si taglia le gambe da solo), o il Segafono, che è quello un po' scarso da stadio di C2, che fischia di continuo, ha sempre le pile scariche e non si capisce niente.

Se tuttavia vi si presentasse qualcuno o qualcosa che spontaneamente emette suoni ad alto volume, mentre voi siete chiamati a muovere le labbra a tempo dietro di esso, sappiate che non si tratta di un "megafono"  ma probabilmente di una grossa, GROSSA fregatura. E comunque il playback si vede benissimo.

I.E.E.E. MOVIMENTO IN CLASSE D.

Algoritmo n.2

switch(candidato.autopresentazione()) {

    case DESTRA:
        printf("questo e` di destra\n");
        break;

    case SINISTRA:
        if (candidato.factcheck()){
             printf("questo e` di sinistra\n");
        }
        else {
             printf("questo e` di destra\n");
        }
        break;

    case NE_DI_DESTRA_NE_DI_SINISTRA:
        printf("questo tra un po' vedrete quanto e` di destra\n");
        break;

    default:
        printf("questo e` inesorabilmente di destra\n");

}


I.E.E.E. Una scelta di chiarezza.

martedì 5 marzo 2013

Form giustificazione apologia autoritarismo

I.E.E.E. adora la modulistica pedante, le efficienze d'inetto, le burocratiche caste.
Per questo ci approntiamo a fornire, di volta in volta, con precisa casualità e puntuale pressapochismo, i form che vi serviranno in ogni ambito della vostra attività politica, tecnica e financo fisiologica.

Partiamo quindi con un must dell'attività politica: la giustificazione dell'apologia di un qualsiasi autoritarismo.

Il modulo è il seguente:

"Mi riferivo, al primo programma del $anno_passato, basato su voto $proposta_positiva, elezioni e altre riforme sociali che sembravano prettamente $ideologia rivoluzionarie e non certamente il preludio di una futura dittatura. Tutte proposte che poi $leader smentì già dall'anno seguente, in quello che fu un continuo delirio di contraddizioni. La caratteristica del $totalitarismo[leader] fu infatti quella di cambiare sempre le carte in tavola, con l'unica costante che al centro del potere rimanevano sempre $leader ed il suo partito unico. Potere che poi divenne dittatura in un crescendo di violenza. Fino ad arrivare al razzismo e la guerra. Questo il mio giudizio storico e politico, negativo su quell'esperienza. Ora possiamo pensare al $paese del $anno_attuale"

Metteteci Mussolini, come qualcuno ha fatto di recente. Perfetto, calzantissimo.

Metteteci Hitler, Stalin.Preciso, pare fatto apposta

Provate con qualcuno di più recente. Il porco? Con la sua rivoluzione liberale? Ma ci sta benissimo perdinci!

Ecco a voi il form, fatene buon uso!

I.E.E.E.: avanti il prossimo! Cri cri!