venerdì 8 marzo 2013

Fight the coolness

"La colpa non è TUA, è di $minoranza_o_gruppo_di_persone_diverso_da_te!"
"Al loro posto TU avresti fatto di meglio, di MOLTO meglio!"
"Sei migliore di loro, degli altri! TU non sei come loro"

Ecco i messaggi politici di successo degli ultimi trent'anni, ridotti all'osso, portati alla loro matematica essenza.
Cosa ci si vede?

Puro e semplice NARCISISMO.

La comunicazione politica ridotta a mero marketing, tutta tesa a solleticare l'ego del consumatore-elettore, portatrice di un messaggio comodo, rassicurante e consolatorio in cui il destinatario è scevro da qualsiasi responsabilità e investito di possibilità e potenzialità pressochè illimitate.

La stoltezza di questa posizione è palese.
La realtà non è mai ideale, ma scabra e sporca d'olio.
Non siamo tutti intelligenti.
Non siamo tutti infallibili.
E ciò che è accaduto in nostra presenza, è sempre, in minor o maggior parte, anche responsabilità nostra.

Manca l'umiltà di accettare le proprie colpe e mancanze. E, di riflesso, scompare il senso critico.
Tutto questo ha un solo sbocco: autoritarismo.

Fino a qualche tempo fa, gli ultimi erano consci della loro posizione svantaggiata. Partendo dall'accettazione di ciò, nel tempo si è agito sulle proprie mancanze, con relativo miglioramento delle proprie condizioni.

Oggi gli ultimi, i poveri, i deboli, non si percepiscono come tali.
Hanno l'iPhone.
E chiunque può fare il parlamentare

Il problema principale sta qui: un'immagine del proprio io deformata e ingigantita.
Il problema è, in una parola, il concetto di COOLNESS.

Per recuperare quindi una dimensione sociale più equilibrata, lancia quindi la campagna

FIGHT THE COOLNESS

Siete sul tram e avete di fianco un hipster chino sul suo smartphone, estraniato dal mondo con le sue beats nuove fiammanti?
Sottolineate la sua inefficienza in pubblico spettinandolo con una marcia ieratica dei Laibach sparata a 130dB da un ghetto blaster anni '80.

Un X6 color perla fa bella mostra di sè al semaforo? Montateci in cima con la vostra Lada Niva, ridefinendo il concetto di SUV.

Il vostro amico vi spiega che visto che ha imparato a palleggiare vorrebbe occuparsi di NBA? Fate esplodere il suo bellissimo Spalding di cuoio con una mano sola grazie al duro esercizio fisico agreste fatto coi vostri amici mugik.

Sottolineate le lacune di affidabilità, efficienza e performanza di ciò che viene considerato cool.
Il tempo ci darà ragione.
Così, diventeremo il 100%. O anche no, speriamo.

I.E.E.E.: brutti fuori.

giovedì 7 marzo 2013

il Megafono

Il Megafono e` un dispositivo meccanico od elettromeccanico utile ad amplificare la voce umana, spargendo nell'aere slogan politici, cori da stadio o futili tormentoni estivi. Esso consiste essenzialmente in un diffusore a tromba, abbinato o meno ad uno stadio di amplificazione elettroacustico:

Futili tormentoni estivi

Lo schema di funzionamento e` pressapoco il seguente: l'operatore prende la parola (possibilmente in russo, dialetto o qualche lingua slava), il megafono amplifica, il volgo di conseguenza ascolta e giudica.

Diagramma a blocchi ad alto livello di un Megafono
Dal modello base del Megafono e` possibile derivare alcune varianti, come ad es. il Negafono (dispositivo che restituisce il suono originale amplificato e con fase invertita di 180°, che mescolato col suono diretto della voce produce un poccio privo di senso che si taglia le gambe da solo), o il Segafono, che è quello un po' scarso da stadio di C2, che fischia di continuo, ha sempre le pile scariche e non si capisce niente.

Se tuttavia vi si presentasse qualcuno o qualcosa che spontaneamente emette suoni ad alto volume, mentre voi siete chiamati a muovere le labbra a tempo dietro di esso, sappiate che non si tratta di un "megafono"  ma probabilmente di una grossa, GROSSA fregatura. E comunque il playback si vede benissimo.

I.E.E.E. MOVIMENTO IN CLASSE D.

Algoritmo n.2

switch(candidato.autopresentazione()) {

    case DESTRA:
        printf("questo e` di destra\n");
        break;

    case SINISTRA:
        if (candidato.factcheck()){
             printf("questo e` di sinistra\n");
        }
        else {
             printf("questo e` di destra\n");
        }
        break;

    case NE_DI_DESTRA_NE_DI_SINISTRA:
        printf("questo tra un po' vedrete quanto e` di destra\n");
        break;

    default:
        printf("questo e` inesorabilmente di destra\n");

}


I.E.E.E. Una scelta di chiarezza.

martedì 5 marzo 2013

Form giustificazione apologia autoritarismo

I.E.E.E. adora la modulistica pedante, le efficienze d'inetto, le burocratiche caste.
Per questo ci approntiamo a fornire, di volta in volta, con precisa casualità e puntuale pressapochismo, i form che vi serviranno in ogni ambito della vostra attività politica, tecnica e financo fisiologica.

Partiamo quindi con un must dell'attività politica: la giustificazione dell'apologia di un qualsiasi autoritarismo.

Il modulo è il seguente:

"Mi riferivo, al primo programma del $anno_passato, basato su voto $proposta_positiva, elezioni e altre riforme sociali che sembravano prettamente $ideologia rivoluzionarie e non certamente il preludio di una futura dittatura. Tutte proposte che poi $leader smentì già dall'anno seguente, in quello che fu un continuo delirio di contraddizioni. La caratteristica del $totalitarismo[leader] fu infatti quella di cambiare sempre le carte in tavola, con l'unica costante che al centro del potere rimanevano sempre $leader ed il suo partito unico. Potere che poi divenne dittatura in un crescendo di violenza. Fino ad arrivare al razzismo e la guerra. Questo il mio giudizio storico e politico, negativo su quell'esperienza. Ora possiamo pensare al $paese del $anno_attuale"

Metteteci Mussolini, come qualcuno ha fatto di recente. Perfetto, calzantissimo.

Metteteci Hitler, Stalin.Preciso, pare fatto apposta

Provate con qualcuno di più recente. Il porco? Con la sua rivoluzione liberale? Ma ci sta benissimo perdinci!

Ecco a voi il form, fatene buon uso!

I.E.E.E.: avanti il prossimo! Cri cri!

lunedì 4 marzo 2013

Lezione di metodo

I.E.E.E. rispetta la natura.
Per un semplice motivo: alla fine della fiera, ha sempre ragione lei.

La fisica impone limiti.
Il saggio li accetta, e onora con umiltà le sacre leggi, meditando sul loro profondo significato: Ω mani padme Ω.
Lo stolto le ignora belluinamente, in una sfida che non può vincere, e finisce prima o poi per rimestare prodotti finanziari derivati o a frequentare architettura.

Non ne siete convinti?
Avete mai provato a far funzionare un amplificatore in classe D?
A far girare all'impazzata i 10kW di un bizzoso motore brushless?
La risposta in gaussiana è tipicamente no.

Per questo, consci della nostra funzione sociale e maieutica, e soprattutto ben consci di non essere Feynman, ci proponiamo con esempi concreti relativi all'attualità di illustrarvi i concetti base che stanno dietro alle più semplici leggi della fisica. Le "Regole del buon senso", meglio conosciute come "Regole del tenersi a dietro".
Quelle semplici norme alle quali attenersi perchè il sistema con cui si ha a che fare, semplicemente, FUNZIONI.

Che sono indiscutibilmente e oggettivamente più o meno queste (aggiungetene a piacere, viva la democrazia del web e i cittadini 2.0, uno vale uno!):

- la natura è un filtro passa-basso
- tutto in natura è finito, ovvero ha un limite inferiore e superiore
- la corrente va verso il basso

Cominceremo quindi tassativamente col secondo punto, che il primo, relativo all'impossibilità di movimenti rapidi realmente effettivi nella realtà in tempi fuori banda, lo commenteremo quando questi movimenti rapidi arriveranno al governo e il parlamento sarà un bivacco di meetup.

Quindi:

- tutto in natura è finito, ovvero ha un limite inferiore e superiore

Tutto ha un limite, un tetto, un plafond. Non si può avere tutto sempre, nè crescere indefinitamente a dismisura, pena avere dei poli nel semiasse positivo, ergo instabilità e stramaledizioni dei controllisti.

Questo l'hanno capito bene i nostri vicini svizzeri, che, da celeberrimi maestri di comunismo quali sono, per primi sono arrivati a concepire che, oltre ad uno stipendio minimo, garantito da un contratto nazionale del lavoro, sarebbe carino mettere un limite massimo anche allo stipendio degli eteri manager dallo stipendio di giada iridescente che governano per no fuckin' reason le sorti economiche del globo terracqueo.

Una specie di snubber del reddito, come vorremmo noi nei nostri sogni lisergico-semiconduttorici: oltre al salario minimo garantito, il tetto massimo bilanciato, il clipper democratico dei guadagni.

Ottima lezione, maestri dell'emmental, gianburrasca dei cucù, giostrai del cioccolato fondente...cioccolatooohhhhhh...ciocccccolatoooooooooooooooohhhh.....ahahahahhahh.....

I.E.E.E. non si fa però prendere dalla glicemia, e fa propria la lezione dell'amico d'Elvezia, e come un sol uomo lancia la sua proposta, solida e oplitica come non mai, quasi polpotica.
Avevamo già parlato della nostra proposta per un esame di logica per accedere al diritto di voto: non riesci a comprendere il principio del terzo escluso? RAUS, torna a giocare con la terra.

Ora, rilanciamo.
C'è un'età minima per accedere al diritto di voto?
A questo punto dovrebbe esserci pure un'età massima.
No, nessuno sterminio della popolazione sopra i 50 anni nè campi di rieducazione per molli e gaudenti borghesi, anche se un pensierino riguardo un piccolo gulag per emo in Siberia c'è passato per la testa.

Sì, sopra gli 80 anni ci sono un sacco di persone lucidissime e meritevolissime e quello che volete, però.
Pensate al vostro nonno 80enne. In una situazione del genere, con un paese allo sbando, praticamente una macchina da rally impazzita sull'orlo di un vulcano radioattivo, cosa può sperare una persona non più nel fiore delle energie, se non di scampare la buriana e chi si è visto si è visto? Affidereste una macchina da rally al nonno?
La "discriminazione anagrafica" già esiste. Ci sono molti sedicenni che meritano il voto decisamente più di bolsi 40enni in Audi TT, eppure. Statisticamente, un 85enne non è che capisca del mondo in cui vive molto più di un sedicenne, spesso anzi molto meno.
L'ideale sarebbe un esame di capacità di intendere e volere del desueto personaggio, ma fattivamente lo riteniamo di ardua applicazione. Poi, se concedessero gli esami per il voto ai matusa,a sto punto se fossi in un sedicenne informato e cosciente mi incazzerei un poco.

I.E.E.E.: era un popolo strano e sfortunato: il benessere li aveva privati di tutto.


P.S.: non ce ne vogliano i nostri nuovi vecchi amici, alcuni dei quali esempi di come si dovrebbe stare al mondo e ultimi testimoni della Resistenza, ultimo momento di vera dignità di questa buffa penisola mediterranea.

venerdì 1 marzo 2013

trazione integrale

Negli ultimi anni, a seguito della legittima ondata di indignazione popolare per le inefficienze della classe politica, I.E.E.E. ha potuto assistere con sgomento al proliferare copioso di soluzioni affrettate e semplicistiche, propinate al volgo come improbabili panacee in spregio alla reale complessita` dei problemi di ottimizzazione.
Tra le istanze piu` in voga ricordiamo senz'altro la riduzione del numero dei parlamentari.


Questa forte volonta` obliteratrice tuttavia contrasta con il principio fondamentale per cui dati:

r = peso relativo del voto
N = numero dei parlamentari
P = popolazione votante
u = 1 se effettivamente il voto e` servito a mandar su qualcuno, 0 in caso contrario (il che non e` affatto improbabile)

si dimostra che

r = u * ( N / P )

In particolare avremo un rs per il senato e un rc per la camera, di una linearita` commovente. I.E.E.E. allora si chiede: perche` non trasformare l'elevato numero di parlamentari in un'opportunita` di migliorare l'efficienza del sistema? Si osserva come, quand'anche la legge elettorale assomigliasse a una legge elettorale e non a un pastrocchio di plastica fusa e stagno, un sistema democratico non puo` essere reso immune dalle cantonate a cui l'elettore per sua natura sara` soggetto. Occorre pertanto un meccanismo di correzione automatica degli errori, e a tal proposito I.E.E.E. propone uno strumento potente ed elegante a cui tanto il popolo deve:


L'integrale definito.

All'inizio di ogni mese, gli N parlamentari saranno sottoposti a un semplice test di risoluzione per esteso di un integrale definito con funzioni trigonometriche ed esponenziali a valori reali. I test saranno generati da un'apposita unita` a microcontrollore Zilog80, con algoritmo modificabile tramite wiki da chi e` in grado di sottoporre del codice che vagamente compili.


I primi 300 parlamentari in grado di presentare una soluzione corretta eserciteranno la loro funzione legislativa nel mese successivo, percependo regolare stipendio e perche` no, pure mangiando il caviale a 2.50€ della loro mensa brulicante di intrallazzi. I rimanenti eletti dal popolo saranno, per lo stesso mese, assegnati ad apposite unita` produttive destinate alla bonifica e riconversione ad uso agricolo dei siti industriali in disuso all'estrema periferia di Roma, senza percepire salario ma bensi` rancio standard, alloggio in dormitori di fortuna ed istruzione coatta nelle scienze logico-matematiche e naturali.

Come vedete questo circolo virtuoso permette di migliorare progressivamente la qualita` della classe politica ed altresi` di riqualificare alcuni angoli di mondo veramente discutibili all'insegna della tanto sbandierata "green economy", per una volta tradotta in impegni concreti.

Mai il popolo dimentichi, nel segreto dell'urna, che anche chi sa fare un integrale puo` essere un grandissimo stronzo. Tuttavia, e` pur sempre un primo passo, per una volta in avanti.

VOTA RIEMANN, VOTA I.E.E.E.