I.E.E.E. rispetta la natura.
Per un semplice motivo: alla fine della fiera, ha sempre ragione lei.
La fisica impone limiti.
Il saggio li accetta, e onora con umiltà le sacre leggi, meditando sul loro profondo significato: Ω mani padme Ω.
Lo stolto le ignora belluinamente, in una sfida che non può vincere, e finisce prima o poi per rimestare prodotti finanziari derivati o a frequentare architettura.
Non ne siete convinti?
Avete mai provato a far funzionare un amplificatore in classe D?
A far girare all'impazzata i 10kW di un bizzoso motore brushless?
La risposta in gaussiana è tipicamente no.
Per questo, consci della nostra funzione sociale e maieutica, e soprattutto ben consci di non essere Feynman, ci proponiamo con esempi concreti relativi all'attualità di illustrarvi i concetti base che stanno dietro alle più semplici leggi della fisica. Le "Regole del buon senso", meglio conosciute come "Regole del tenersi a dietro".
Quelle semplici norme alle quali attenersi perchè il sistema con cui si ha a che fare, semplicemente, FUNZIONI.
Che sono indiscutibilmente e oggettivamente più o meno queste (aggiungetene a piacere, viva la democrazia del web e i cittadini 2.0, uno vale uno!):
- la natura è un filtro passa-basso
- tutto in natura è finito, ovvero ha un limite inferiore e superiore
- la corrente va verso il basso
Cominceremo quindi tassativamente col secondo punto, che il primo, relativo all'impossibilità di movimenti rapidi realmente effettivi nella realtà in tempi fuori banda, lo commenteremo quando questi movimenti rapidi arriveranno al governo e il parlamento sarà un bivacco di meetup.
Quindi:
- tutto in natura è finito, ovvero ha un limite inferiore e superiore
Tutto ha un limite, un tetto, un plafond. Non si può avere tutto sempre, nè crescere indefinitamente a dismisura, pena avere dei poli nel semiasse positivo, ergo instabilità e stramaledizioni dei controllisti.
Questo l'hanno capito bene i nostri vicini svizzeri, che, da celeberrimi maestri di comunismo quali sono, per primi sono arrivati a concepire che, oltre ad uno stipendio minimo, garantito da un contratto nazionale del lavoro, sarebbe carino mettere un limite massimo anche allo stipendio degli eteri manager dallo stipendio di giada iridescente che governano per no fuckin' reason le sorti economiche del globo terracqueo.
Una specie di snubber del reddito, come vorremmo noi nei nostri sogni lisergico-semiconduttorici: oltre al salario minimo garantito, il tetto massimo bilanciato, il clipper democratico dei guadagni.
Ottima lezione, maestri dell'emmental, gianburrasca dei cucù, giostrai del cioccolato fondente...cioccolatooohhhhhh...ciocccccolatoooooooooooooooohhhh.....ahahahahhahh.....
I.E.E.E. non si fa però prendere dalla glicemia, e fa propria la lezione dell'amico d'Elvezia, e come un sol uomo lancia la sua proposta, solida e oplitica come non mai, quasi polpotica.
Avevamo già parlato della nostra proposta per un esame di logica per accedere al diritto di voto: non riesci a comprendere il principio del terzo escluso? RAUS, torna a giocare con la terra.
Ora, rilanciamo.
C'è un'età minima per accedere al diritto di voto?
A questo punto dovrebbe esserci pure un'età massima.
No, nessuno sterminio della popolazione sopra i 50 anni nè campi di rieducazione per molli e gaudenti borghesi, anche se un pensierino riguardo un piccolo gulag per emo in Siberia c'è passato per la testa.
Sì, sopra gli 80 anni ci sono un sacco di persone lucidissime e meritevolissime e quello che volete, però.
Pensate al vostro nonno 80enne. In una situazione del genere, con un paese allo sbando, praticamente una macchina da rally impazzita sull'orlo di un vulcano radioattivo, cosa può sperare una persona non più nel fiore delle energie, se non di scampare la buriana e chi si è visto si è visto? Affidereste una macchina da rally al nonno?
La "discriminazione anagrafica" già esiste. Ci sono molti sedicenni che meritano il voto decisamente più di bolsi 40enni in Audi TT, eppure. Statisticamente, un 85enne non è che capisca del mondo in cui vive molto più di un sedicenne, spesso anzi molto meno.
L'ideale sarebbe un esame di capacità di intendere e volere del desueto personaggio, ma fattivamente lo riteniamo di ardua applicazione. Poi, se concedessero gli esami per il voto ai matusa,a sto punto se fossi in un sedicenne informato e cosciente mi incazzerei un poco.
I.E.E.E.: era un popolo strano e sfortunato: il benessere li aveva privati di tutto.
P.S.: non ce ne vogliano i nostri nuovi vecchi amici, alcuni dei quali esempi di come si dovrebbe stare al mondo e ultimi testimoni della Resistenza, ultimo momento di vera dignità di questa buffa penisola mediterranea.
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